Per un Nuovo Umanesimo, Con Kierkegaard

Per un Nuovo Umanesimo, Con Kierkegaard

Ultimamente è decisamente tornato alla ribalta l‟Umanesimo, ed il “Nuovo Umanesimo”, recentemente menzionato anche da Giuseppe Conte1, sembra essere suo figlio, o un suo lontano nipote: di seguito, evidenzieremo cosa noi intenderemo riferendoci a questo e, inoltre, tratteremo anche dell‟inconciliabilità – forse paradossale, con il trisavolo. Che sia un nipote illegittimo è, comunque, fuor di dubbio.


L‟Umanesimo, tendenzialmente datato dalla fine del XIV secolo fino alla fine di quello successivo, ha avuto come connotati caratteristici il riposizionamento dell‟uomo entro un sistema che lo vedesse maggiormente protagonista, una nuova letteratura che non più fosse nana sulle spalle dei giganti, una rivalutazione di quelle medievaleggianti auctorictas2 con consequenziale tentativo imitatorio; generalmente, era dell‟Umanesimo peculiare quella centralizzazione dell‟uomo che poi sfocerà entro quel – di più grande splendore – periodo che va sotto il nome di Rinascimento.
Intendiamo così questo Nuovo Umanesimo: sormontati dalla tecnica, completamente asserviti al consumismo ed ancora sottoposti, spesso e volentieri, ad un capitalismo che oggi viene anche epitetato come “turbo”, necessitiamo ineluttabilmente ed evidentemente di una revisione dei valori e di un maggiore coinvolgimento dell‟uomo nei canoni cultural-economici3 che oggi ci vedono protagonisti indiretti.

E‟ evidente che, rispetto all‟Umanesimo “di ieri”, quello “di oggi” avrebbe una differenza sostanziale e mica da poco: nel 1400 – periodo di centrale attività della cultura inerente l‟Umanesimo – vi era un antropocentrismo sostenuto, in modo pretestuosamente attendibile, da una base astro-religiosa; il geocentrismo religiosamente riconosciuto acuiva fortissimamente una centralizzazione umana. Infatti, essendo l‟uomo figlio di Dio, fatto a Sua immagine e somiglianza, non poteva, l‟uomo, che godere di una posizione rispettabile – ed anche di superiorità, rispetto alle altre creature. Vi era, quindi, un‟interconnessione armoniosa ed apparentemente genuina tra la religiosità e l‟astronomia che supportava in modo solidissimo, così sembrava, i precetti di un nuovo periodo culturale basantesi sull‟uomo.


A meno di tendenze astronomiche diversamente corrette, ad oggi è – quantomeno scientificamente, universalmente riconosciuto un modello astronomico di tipo eliocentrico: non è più la Terra creata da Dio coi pianeti che ruotano attorno ad essa ad essere al centro, bensì il Sole coi pianeti a ruotare attorno a lui secondo – tra le altre cose, orbite ellittiche; può sembrare un dettaglio, ma il fatto che venga descritta un‟ellissi e non una circonferenza perfetta è anche un colpo basso a quell‟astronomia ergentesi su un modello, ai tempi lapalissiano, di creazionismo divino che non poteva che essere perfetto anche nella geometria e nel dinamismo.

Evidenziamo in tal modo una evidentissima differenza possibile tra il Nuovo Umanesimo ed il “vecchio”: oggi avremmo basi sicuramente meno solide, essendo in primis meno infatuati religiosamente, ed in secondo luogo non proponendo una visione della Via Lattea di stampo geocentrico.


Sarebbe quindi corretto domandarsi quali sarebbero quelle basi che permetterebbero un “Nuovo Umanesimo” perché, nel caso non ve ne fossero, o se ce ne fossero e non fossero solide, non avrebbe alcuna ragion d‟essere essendo liquido ed inconsistente: vediamole ordinatamente.
Se da un lato sarebbe inconciliabile – o quantomeno non aderirebbe congruamente, questo Nuovo Umanesimo con il nonno (o meglio, col trisavolo), non è detto che esso stesso sia impossibile: bisognerebbe, crediamo bene, tenere anche e soprattutto conto di come lo stesso uomo, nel pensiero e nella scienza, e quindi nella conoscenza e nella consapevolezza conoscitiva, abbia fatto progressi, di come sia riuscito ad evolversi sotto molti punti di vista tanto da avere del mondo una visione se non rivoluzionata, quantomeno diversa. Successivamente all‟Umanesimo ed al Rinascimento – che solitamente costituiscono una diade vedendo il primo gravido del secondo, abbiamo avuto un‟epoca barocca interessante artisticamente con grandi rivoluzioni sotto l‟aspetto architettonico, un‟epoca illuminista dove la ragione in-sé-per-sé veniva reputata in possibilità di spiegare esaurientemente tutto, anche sé stessa4, abbiamo avuto un tentativo di democratizzazione del sapere nel 17515 (roba di non poco conto), ancora abbiamo avuto un‟epoca romantica che ha portato una tempesta emotiva oltre che ad una industrializzazione repentina, e un‟epoca eterogenea e poliedrica dove, tendenzialmente, l‟esistenzialismo dilagava assieme a tanti piccoli movimenti che seguivano pari passo una storia che sempre più sembrava non volesse saperne di essere felice e lineare. Una sintesi estrema6 che spero regali una visione a volo d‟uccello per quanto riguarda le epoche culturali che l‟uomo ha attraversato in seguito al periodo principale di riferimento.


E‟ chiaro che quando si pensa a qualcosa di nuovo, bisogna scontrarsi col precedente: in questo caso, prenderemo la tendenza esistenzialista che si diffuse nel „900 basandosi su quel Kierkegaard che nella prima metà dell‟800 passò in sordina per poi essere ripescato e riposizionato7, fortunatamente, rispettosamente. L‟esistenzialismo, sinotticamente, proponeva di mettere al centro della riflessione l‟uomo, ma non in senso universale, ma in modo del tutto innovativo ed individualissimo: era il singolo nella sua concretezza ed unicità, con il mondo che lo assoggettava e nel quale era costretto a vivere, a costituire l‟oggetto della disquisizione esistenzialista.
“« Il singolo » è la categoria attraverso la quale devono passare il tempo, la storia, l‟umanità” – S.
Kierkegaard, Diario

Crediamo fortissimamente che la pensabilità di un “Nuovo Umanesimo” debba partire soprattutto da questo: se precedentemente “il nonno” vedeva nell‟uomo in quanto uomo l‟epicentro della riflessione, è ora necessario che, anche a seguito – come abbiamo visto, di nuove tendenze culturali e scientifiche, si ponga in rilievo l‟uomo nella sua individualità e l‟individuo nella sua singolarità ed il singolo nella sua unicità e l‟unico nel suo essere irripetibile.


Questo dimodoché quello stesso geocentrismo ed antropocentrismo vengano sostituiti da una commistione che dia un po‟ dell‟uno ed un po‟ dell‟altro senza essere, sostanzialmente, né l‟uno né l‟altro: penseremo, ora, ad uno geo-antropocentrismo. Esso sarebbe significante quindi il fatto che l‟uomo nella sua singolarità viva nel mondo e in questo mondo vi sia tanto attivamente da essere egli stesso questo mondo nella misura in cui quando perisce, perisce il mondo con lui (essendo lui non più percipiente, lui-nel-mondo ed il mondo-lui inevitabilmente termineranno).


Il Nuovo Umanesimo non è né classicamente geocentrico né classicamente antropocentrico: è geo-antropocentrico essendo il campo di riflessione l‟uomo nella sua unicità (-antropocentrico) e questo stesso uomo è il mondo nella misura in cui quel mondo vive fin quando egli vive (geo-). L‟obiettivo è la massima consapevolezza di sé e, una volta questa raggiunta, il ripensamento dell‟intero campo dello scibile in base ad una nuova maturità che possa porre il tutto sotto una luce – auspicabilmente, più ragionevole.8

1 Senza minimamente voler politicizzare il termine, ci sembrava opportuno evidenziarlo.


2 Nel Medioevo, coloro che erano così epitetati erano quegli autori – decisamente graziati diremmo, facenti parte del sacramentario letterario al quale gli intellettuali avrebbero dovuto attenersi e dal quale avrebbero dovuto studiare.


3 Come acutamente notato da Marx, l‟economia fa da sottostruttura all‟intera teorizzazione artistica, letteraria, filosofica, musicale e, in altre parole, culturale.

4 Il riferimento sottile è chiaramente alla diade delle opere critiche kantiane che vedono protagonista la Ragione.


5 In quell‟anno, in Francia, abbiamo visto avere vita un‟operazione encomiabile di “enciclopedizzazione” del sapere: l‟Encyclopédie ad opera di Diderot e d‟Alembert – ed altri intellettuali che poi vi hanno contribuito, aveva infatti l‟obiettivo di portare la cultura nelle case di chiunque.
Poco dopo (1764), in Italia, abbiamo visto prendere vita il progetto de “il Caffè” ,grazie ai fratelli Verri, del quale l‟obiettivo era sostanzialmente – ma non solo (pensare alla “Rinunzia avanti notaio al vocabolario della Crusca”), analogo all‟Enciclopedia di cui sopra.


6 Siamo ben consci di come sia insufficiente una relazione sinteticissima come questa, eppure, come crediamo intuibile, ivi non si voleva approfonditamente analizzare i vari periodi culturali e storici quanto, piuttosto, identificare efficacemente la focalizzazione dell‟uno e dell‟altro.


7 Non casualmente si parla, infatti, di “Kierkegaard Renaissance”