Le fake news viaggiano sei volte più velocemente della verità

Le fake news viaggiano sei volte più velocemente della verità

L’avvento di internet e delle tecnologie proprie del web ha cambiato radicalmente il paradigma del consumo di notizie, portando alla formazione di un nuovo scenario in cui le persone partecipano attivamente non solo alla diffusione dei contenuti, ma anche alla loro produzione. Si è passati da un modello in cui le informazioni venivano fornite da un insieme definito di fonti ufficiali e mediate da esperti e giornalisti, all’attuale ambiente disintermediato e ri-intermediato da piattaforme algoritmiche, costituito da una massa eterogenea di fonti di notizie, che si affiancano e mescolano al flusso tradizionale.

In un tale contesto, le piattaforme online svolgono un ruolo cruciale, divenendo sempre più centrali per l’informazione degli utenti e, più in generale, per la vita sociale e il mondo politico e civile.

Sulle piattaforme online, accanto alle fonti informative ufficiali, si moltiplicano voci infondate e spesso non veritiere, in grado di influenzare in concreto la formazione dell’opinione pubblica.

La disinformazione tende ad annidarsi lì dove il sistema dell’informazione fallisce: difficoltà di monetizzazione dei contenuti e contrazione degli investimenti, scarsa preparazione specialistica delle risorse professionali in determinate materie, esigenze di velocità di aggiornamento dei contenuti informativi (specialmente online) sono atte a compromettere l’adeguatezza dell’offerta informativa sul piano dell’accuratezza, dell’approfondimento e della copertura delle notizie.

Le fake news viaggiano più velocemente della verità. Lo dimostra uno studio realizzato dal Mit (Massachusetts Institute of Technology) e pubblicato da Science. Secondo l’analisi le storie false impiegano 19 ore a raggiungere 1.500 utenti su Twitter mentre quelle vere ci mettono 60 ore. In media le bufale raggiungono un 35 per cento in più di persone rispetto alle notizie verificate. Lo studio ha analizzato 126 mila news diffuse sulla piattaforma dal 2006 alla fine del 2016, prima dell’elezione di Donald Trump (con molta probabilità, oggi, vista e considerata l’attuale situazione socio-economica mondiale la percentuale potrebbe essere notevolmente aumentata).

Proviamo ad analizzare la situazione. Probabilmente il fatto che le fake news spesso veicolano un messaggio del tutto nuovo stimola la reazione emotiva dei destinatari, facilitandone e moltiplicandone la diffusione. Il 57% del totale delle fake news ha infatti contenuto politico o di cronaca.  

Il ciclo di vita delle notizie è molto diverso a seconda che le stesse siano false o reali. A cambiare è sia la durata media che la copertura giornaliera: dal primo punto di vista, le prime continuano a circolare in regola per 3 giorni mentre le seconde per 9 giorni. Ma l’indice di copertura media giornaliera risulta molto più alto per i contenuti falsi (grafico a seguito).

In questo contesto, si riscontra che:

• le fonti di disinformazione (siti web, pagine e account social individuati come tali) assumono un ruolo che consiste prevalentemente nel conferire impulso ai contenuti fake all’interno del sistema nazionale. La brevità del ciclo di vita delle singole notizie false diffuse tramite queste fonti e la concentrazione in pochi giorni della distribuzione dei relativi contenuti sono la spia stessa dell’intento di mettere in atto una strategia di disinformazione, prediligendo la trattazione di tante notizie diverse, evitando di approfondirne i contenuti;

• una volta innescata, la notizia falsa viene immessa e rilanciata nel sistema delle piattaforme online, anche attraverso l’inconsapevole contributo degli utenti, che la condividono e commentano sui Social network

Anche la scelta delle tematiche trattate dalle fonti di disinformazione si rivela collimante con l’intento di attivare meccanismi di propagazione virale sulle piattaforme online: l’analisi testuale dei contenuti fake prodotti dai siti di disinformazione nel 2018 conduce a individuare 9 argomenti principali (politica, diritti, economia, salute e ambiente, famiglia e fede, cronaca, esteri, scienza, immigrazione), la trattazione dei quali è peculiare: i temi sono affrontati in modo superficiale e impressionistico, mirando a stimolare gli stati d’animo delle persone.

La viralizzazione del contenuto fake è resa possibile dalle modalità di consumo informativo sulle piattaforme online, che, specie per le tematiche individuate come oggetto di disinformazione, avviene nell’ambito di comunità chiuse e distinte:

• i modelli di consumo informativo e l’interazione degli utenti con le notizie sulle piattaforme online sono caratterizzati da tendenza alla polarizzazione, esposizione selettiva, omofilia, e insorgenza di echo chamber (o camera dell’eco). Gli utenti, pertanto, tendono a selezionare le informazioni che sono coerenti con il proprio sistema di credenze, formando gruppi polarizzati di persone con idee simili su narrazioni condivise, in cui le informazioni discordanti vengono ignorate;

• quanto emerge suggerisce come il processo che guida i meccanismi di acquisizione ed elaborazione delle informazioni non sia dettato soltanto da fenomeni cognitivi ma anche, e soprattutto, da pratiche culturali e sociali.

Quando le persone sono disinformate, appaiono inclini a difendere le proprie credenze, trascurando le prove concrete. Quando non hanno fiducia nel sistema informativo, il loro atteggiamento di diffidenza le conduce a mostrare resistenza ai fatti, e le correzioni veicolate da fonti ufficiali (seppur scientificamente fondate) possono non riuscire a ridurre le percezioni errate, talvolta agendo addirittura come effetto di ritorno.

È in una situazione di questo tipo che si registra la propensione degli individui ad informarsi affidandosi alla propria rete online di contatti, ad attribuire credibilità ai contenuti e alle fonti che confermano le proprie congetture, a condividere e affermare in prima persona il proprio punto di vista e orientamento ideologico. Ed è, dunque, su questi atteggiamenti che fanno leva i soggetti che mettono in atto le strategie di disinformazione, contando sull’effetto di viralizzazione che gli stessi possono contribuire a diffondere, unitamente alle caratteristiche tecnologiche e agli algoritmi di personalizzazione delle piattaforme online.

In conclusione, gli utenti tendono a selezionare le informazioni che sono coerenti con il loro sistema di credenze, formando gruppi polarizzati di persone con idee simili su narrazioni condivise (c.d. comunità), in cui le informazioni discordanti vengono ignorate, rendendo spesso inutili i tentativi di debunking (smascheramento).

Fonti:

1) MIT 2016, THE SPREAD OF TRUE AND FALSE NEWS ONLINE.

2) AgCom 2018, News VS Fake nel sistema dell’informazione.