Zuckerberg minaccia di chiudere Facebook in Europa

Zuckerberg minaccia di chiudere Facebook in Europa

Stavolta ci abbiamo messo un po’ di pepe, con un immagine goliardica, per cercare di ridare finalmente il giusto peso a ciò che oggi ci circonda (o inonda). Iniziamo però dal principio con qualche notizia recente quasi inascoltata:

Il gruppo di Mark Zuckerberg punta il dito contro la decisione presa il mese scorso dalla DPC (Data Protection Commission) Irlandese che intende forzare l’azienda a interrompere il trasferimento delle informazioni riguardanti gli iscritti europei verso i server statunitensi. Un ordine preliminare che cita in modo diretto timori legate a operazioni di sorveglianza potenzialmente attuate da Washington. È qualcosa non troppo dissimile dalle preoccupazioni che Trump e i suoi hanno manifestato nei confronti di Pechino, chiamando in causa presunti rischi per la sicurezza nazionale e adoperandosi di conseguenza per la messa al bando proprio di TikTok.

In questo caso è però Facebook che minaccia di andarsene. A metterlo nero su bianco è Yvonne Cunnane, Head of Data Protection and Privacy della società, in un documento ufficiale. Nel suo intervento definisce “manifestamente inadeguato” il periodo di sole tre settimane concesso alla piattaforma per replicare a quanto stabilito da Dublino, aggiungendo che Facebook non è stata in alcun modo contattata né ascoltata prima di emettere l’ordine e puntando il dito verso la commissaria Helen Dixon.

Facebook ha però negato che si tratti di una minaccia, sostenendo in una dichiarazione che è invece un semplice dato di fatto. “Facebook non sta minacciando di ritirarsi dall’Europa”, ha detto un portavoce. Paura eh?

A questo punto però la curiosità galoppa e la domanda sorge spontanea: cosa succederebbe se Facebook , e tutte le piattaforme ad esso associate, venissero chiuse in maniera definitiva?

Orde di zombie che sarebbero costrette a parlare con gli altri riempirebbero le strade. Dovrebbero dimostrare in tempo reale di avere argomentazioni, di sapere ciò che dicono rispondendo a domande dirette. Uno scenario apocalittico!

Se Facebook chiudesse dovreste avere il coraggio di insultare un perfetto sconosciuto che vi sta davanti. Non potreste urlare “Buongiornissimo” in strada la mattina. Non avreste gli occhi a forma di cuoricino, dovreste invece ridere davvero fino alle lacrime e dimostrare ogni vostra emozione in maniera diretta e sincera. Dovreste cercare di bullizzare chiunque, ma la cosa più difficile sarebbe che tutto questo sareste costretti a farlo in perfetta solitudine. Senza una cerchia di persone che sostiene la vostra idea a spada tratta pur di denigrare qualcun altro e che invece, in quel frangente, con tutta probabilità farebbe finta di non conoscervi.

Dovreste ricordarvi ogni giorno il compleanno dei vostri amici, dei vostri cari. Non potreste esibire i vostri traguardi, i successi. Le sconfitte tanto non vengono esibite mai. Per scrivere la vostra qualifica lavorativa farete uno sforzo eccessivo e vi scontrereste col fatto che nessun ufficio anagrafe permette di riportare “Lavoro presso: Mantenuta da mamma e papà” sulla carta d’identità. Dovreste provare ad essere affidabili, preparati, capaci e soprattutto tolleranti. Senza esprimere sterili opinioni a destra e a manca, tra l’altro non richieste. Mission impossible.

Probabilmente vi rendereste conto che gli altri non vi invidiano affatto perché non sanno nemmeno chi siete. E capireste che anche per essere l’ultimo degli invertebrati bisogna metterci la faccia, e tutto il resto. Se poi voleste davvero continuare ad essere identici a come apparite sui Social servirebbe un enorme terapia di gruppo. Perché la socialità, quella vera, è tutta un’altra cosa.

Lo stesso mondo dell’informazione avrebbe un cortocircuito: è sempre più alto il numero delle persone che dichiara di “informarsi” su Facebook decidendo di cliccare le notizie che finiscono nella loro timeline invece di scegliere un sito di informazione dove andare a cercare gli aggiornamenti. Volete mettere, la rapidità della sintesi (quasi sempre senza alcuna fonte certa) contro lo sforzo di aprire un giornale (magari anche online), leggere e addirittura approfondire?

Limitarsi a dire che l’uomo è sopravvissuto sulla Terra migliaia di anni senza i Social Network sarebbe una dozzinale banalità, ma arrivare a temere, quasi alla fine del 2020, la chiusura di uno dei tanti, troppi Social Network, sarebbe alquanto bizzarro.

Se Zuckerberg, con tutte le sue aziende, volesse uscire dal mercato dei social network europei la porta è sempre aperta. Ma domani le tecnologie potrebbero cambiare, e chissà, adesso in qualche garage Europeo c’è già un ragazzino che sta programmando il Social che useremo nei prossimi 10 anni. Di sicuro nel nostro continente ci saranno altri gruppi in grado di costruire un’alternativa valida, migliore, e più rispettosa dei dati personali, per i cittadini europei, con tutte le positive ricadute del caso.

Per concludere questo articolo, stavolta, ci limiteremo semplicemente a riportare un fatto accaduto. Un paio di settimane fa, durante un’intervista per il programma “Axios on HBO” Zuckerberg, fondatore del popolare social network, è stato interrogato sul futuro della sua creatura.

Facebook può essere considerato un acceleratore della distruzione della società?”. Di fronte a questa domanda il giovane miliardario è rimasto spiazzato e per cinque, lunghissimi, secondi non ha proferito parola. Poi ha detto: “Ho un pò più di fiducia nella democrazia, spero non sia mal riposta”. Aggiungendo: “Quello che facciamo, e credo faccia anche il resto di Internet in generale, è dare più potere alle persone”. Ma quei cinque secondi di silenzio sono stati la sua vera, spontanea, emblematica, risposta.