Il pericoloso ritorno del Complottismo in piazza

Il pericoloso ritorno del Complottismo in piazza

Alcune centinaia di persone si sono oggi radunate in Piazza Duomo a Milano per una manifestazione dei cosiddetti “Gilet arancioni“, un movimento di protesta guidato dall’ex generale Antonio Pappalardo, già noto per essere uno degli animatori del movimento dei forconi e per avere notificato, nel 2017, un verbale d’arresto a Mattarella (vicenda per cui è a giudizio per vilipendio del Capo dello Stato).

Nel corso della manifestazione, Pappalardo ha preso in mano il megafono e ha spiegato le sue particolari e personali teorie sulla diffusione del Covid-19, che a suo parere sarebbe stata agevolata dalle antenne del 5G. Inoltre si è più volte rifiutato di indossare la mascherina. La maggioranza dei partecipanti, come ben visibile dalle foto al seguito, come prevedibile non ha rispettato le distanze di sicurezza e si sono verificati di fatto alcuni assembramenti anche attorno ai rappresentanti del movimento che parlavano al microfono. Stando infatti alla loro bizzarra tesi l’attuale pandemia sarebbe solo frutto di un macabro disegno Geo-Politico con l’intento di “schedare” e tracciare gli individui.

gilet arancioni” scendono in piazza in una Milano che segna ancora circa 150 casi al giorno, nella regione con più perdite attestate, ad oggi più di 16.000, appena 4 giorni prima della riapertura degli spostamenti tra regioni. Dopo mesi di duro lavoro e di sacrifici atti al contenimento del Virus, dopo aver visto decine di camion militari portare via i nostri connazionali vittime di questa dannata pandemia, dopo aver contato centinaia di medici italiani caduti in questa dura battaglia, dopo i numerosi e ancora costanti appelli alla responsabilità da parte delle istituzioni tutte. Dopo un incubo che, da qualche giorno, sembra volgere al termine, ritornano loro. Ritorna quel che avevamo lasciato indietro, quel che speravamo ingenuamente non si ripresentasse più, quel sentimento cospirazionista e miscredente di cui spesso ci siamo trovati a discuterne l’origine e la propagazione. C’eravamo abituati, si iniziava a combatterlo con un lungo lavoro di cultura e formazione, con un interminabile lotta alle Fake News ed una sana divulgazione informativa basata sulla veridicità e sull’attendibilità delle fonti.

Ma questo sentimento resta, resta ed è stato lasciato fermentare per tutto il periodo della quarantena, alimentato da centinaia e centinaia di informazioni false sulle origini del Virus, sul 5G, sui vaccini e chi più ne ha più ne metta… Quella parte della popolazione più vulnerabile ed ingenua ha avuto moltissimo tempo, rinchiusa in casa, per credere ciò che alimentava al meglio le loro paranoie, le loro paranoie appunto che non si basano su dati ed evidenze. Infatti il “complottista” ha sempre ragione, visto che dal suo punto di vista la propria opinione risulta totalmente inconfutabile.

Al grido del “ci vogliono controllare” si riempiono pagine e gruppi Facebook, ma sfortunatamente oggi anche le piazze. Essi come ben sappiamo hanno un bisogno vitale di costruirsi un nemico, un bisogno incessante di avere qualcuno o qualcosa da odiare. Spesso, la manipolazione della realtà è così ingannevole da rendere le teorie una plausibile alternativa appunto alla realtà. Più il complotto è credibile, più è pericolosa la sua diffusione.

Le teorie del complotto si basano su meccanismi non affidabili di rappresentazione della realtà e non sempre sono il risultato di false credenze genuinamente sostenute. Possono, infatti, essere costruite, architettate e amplificate intenzionalmente per ragioni politiche e strategiche. Una teoria del complotto può avere conseguenze negative e dannose e, quando prende piede, rischia di infestare la rete, informatica e sociale. La manifestazione odierna ne è un calzante esempio.

Quindi i partecipanti della manifestazione dei Gilet arancioni sono soltanto un mucchio di sempliciotti e creduloni? No, una sintesi del genere sfocerebbe in una malsana superficialità. L’attuale e sempre maggiore dimensione di incertezza è, infatti, fondamentale affinché le teorie del complotto possano avere successo.

Incoraggiare le persone a pensare in modo analitico può rappresentare uno strumento efficace per smantellare la falsa narrazione della realtà sulla quale si fondano le teorie del complotto. Ma affinché ciò avvenga è necessario un graduale e costante rinnovamento culturale, volto allo sviluppo del sano pensiero critico.

Combattere il complottismo diventa quindi un dovere morale, sia per evitare che vada a danneggiare chi realmente lotta contro i veri misteri e le vere bugie del potere, sia per evitare derive dannose socialmente come quella odierna.

Citando in conclusione un illustre scrittore belga del secolo scorso, Georges Simenon: “Non esistono cretini innocui”.