Il Senno di Papa Bergoglio

Il Senno di Papa Bergoglio

Uno scontro senza precedenti nella storia della Repubblica tra la Conferenza Episcopale e il Governo sul proseguimento del lockdown delle celebrazioni religiose, funerali a parte (e comunque a numero ridotto di familiari).

Ricapitoliamo.

Dopo il decreto di inizio marzo la Chiesa aveva aderito immediatamente alle disposizioni del governo senza riserve, attirando anche le critiche della parte più tradizionalista, ma la Cei (Conferenza Episcopale Italiana) ha tenuto pienamente fede alle direttive governative, e solo molto sporadici sono stati i casi di sacerdoti che hanno celebrato infrangendo la legge. Il piano della Cei era stato messo a punto giovedì scorso durante un Consiglio permanente, a seguito del quale Bassetti aveva affermato (per la prima volta, segno che forse i segnali governativi erano arrivati) che «è tempo di riprendere le messe domenicali con i fedeli e riprendere tutte le celebrazioni dei sacramenti, dai battesimi ai funerali, ovviamente seguendo le misure necessarie per garantire la sicurezza delle persone». Ma il via libera non c’è stato, e non c’è stata neppure una dichiarazione esplicita verso questo tema, che riguarda comunque non solo i cattolici ma anche le altre religioni le cui celebrazioni sono ugualmente sospese.

Naturalmente le motivazioni del proseguimento del blocco non sono campate in aria. Per il Comitato tecnico-scientifico (Cts), e per il governo, anche se la curva del contagio sta lentamente scendendo permangono i rischi connessi alla presenza in un luogo chiuso durante le messe delle persone più anziane, e quindi a rischio di contagio, e la modalità con la quale distribuire l’eucaristia. Ma la Cei nella nota di domenica ribatte: «Alla presidenza del Consiglio e al comitato tecnico-scientifico si richiama il dovere di distinguere tra la loro responsabilità – dare indicazioni precise di carattere sanitario – e quella della Chiesa, chiamata a organizzare la vita della comunità cristiana, nel rispetto delle misure disposte, ma nella pienezza della propria autonomia. La Chiesa esige di poter riprendere la sua azione pastorale».

Questo fino ad oggi, fino a quando Papa Francesco rompe il silenzio ed raccomanda i fedeli ad obbedire alle restrizioni del governo: “In questo tempo nel quale si incomincia ad avere disposizioni per uscire dalla quarantena, preghiamo il Signore perché dia al suo popolo, a tutti noi, la grazia della prudenza e dell’obbedienza alle disposizioni perché la pandemia non torni

Poche parole ma eloquenti prima della messa celebrata a Santa Marta per fare capire che occorre procedere per gradi. L’ultimo, e l’ennesimo, gesto di buonsenso, senno e criterio di Papa Bergoglio. Due parole, prudenza ed obbedienza, che da un lato esortano la via dell’ascolto della scienza e dall’altro ammoniscono le scorrettezze. Un segnale chiaro e necessario a bloccare i dissidi con il governo, ora più che mai, inutili e dannosi.

Al di là delle sterili polemiche politiche, anch’esse estremamente insensate in un momento cosi drammatico, vanno riconosciute le grandi doti umane e civili di quest’uomo. Saggezza ed umanità, il perfetto connubio di valori e morale nelle parole del massimo esponente del Cristianesimo. Rappresentante di molti di quei cristiani che, per un motivo o per l’altro, vorrebbero le celebrazioni eucaristiche ad ogni costo, dimenticando (o non conoscendo) ciò che avvenne nella peste del 1600 dove grandi focolai di contagio si verificarono proprio durante le affollate processioni indette per “debellare” la pandemia.

La saggezza, una qualità che diamo forse per scontata in una figura come quella del Papa, è addirittura necessaria per placare vane polemiche amorali e ammonire i comportamenti scorretti dei fedeli. In un’epoca in cui l’uomo ha raggiunto un progresso scientifico e tecnologico inimmaginabile c’è ancora qualcuno di “mediaticamente” rilevante che esorta le persone alla ribellione dalle regole restrittive, poste non per un sadico e malvagio desiderio di Giuseppe Conte (e del suo governo) di carcerare gli italiani a casa loro, ma per proteggerli e salvaguardare lo stato italiano.

Dopotutto, al termine di questa terribile storia, speriamo che i “puri di cuore” sapranno riconoscere chi tra tutti, durante l’emergenza, si è distinto per moralità e rettitudine da chi, al contrario, ha posto interessi e notorietà davanti alla salute degli uomini. Ma forse, questa, è un’utopia…