Le idi di un particolare marzo

Le idi di un particolare marzo

Tutta Italia è in quarantena domiciliare per via del Coronavirus; è davvero una crudele ironia, essere rinchiusi in casa contro il proprio volere, ed esserlo per il proprio bene. Le strade deserte, le case piene. Ma non è facile trascorrere serenamente questi giorni, nemmeno se siamo a casa nostra. La testa inevitabilmente si riempie di pensieri, come diceva quel tale: il futuro è come il paradiso, tutti lo sognano ma nessuno ci vuole andare adesso. Cosa fare allora per non annegare nella preoccupazione? provo a rispondere. Leggere, studiare, informarsi, scoprire qualcosa di nuovo (ma con curiosità).

Ad esempio, come involontariamente molti ignorano, ricorre oggi l’anniversario del Cesaricidio, l’assassinio del console Romano Gaio Giulio Cesare, avvenuto il 15 Marzo del 44 A.C. La parola Idi deriva proprio dal latino “Idus”, che a suo volta deriva dall’Etrusco “Iduo”, che stava per: divido, in quanto divideva il mese a metà. Gli autori del delitto avvenuto nel foro di Pompeo (davanti a quello che oggi è il teatro Argentina) furono un gruppo di forse 60 Senatori, guidati da Bruto e Cassio, i quali temevano che Cesare volesse trasformare la Repubblica in una dittatura. Ma non furono mossi soltanto da questo motivo, tra loro infatti vi erano anche sostenitori di Cesare che furono spinti a compiere questo assassinio prevalentemente da motivi personali: rancore, invidia e delusioni per mancati riconoscimenti e compensi.

La morte di Giulio Cesare fu in seguito interpretata nei più disparati modi, divenendo oggetto di un dibattito culturale che la vedeva da un lato come giusta difesa delle istituzioni della repubblica, minacciate da un tiranno; dall’altro un tradimento.